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mercoledì 12 dicembre 2018

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GUIDA TURISTICA

LA CHIESA E IL CAMPANILE DI SAN GERVASIO

LA CHIESA E IL CAMPANILE DI SAN GERVASIO


In posizione elevata e distante dal centro della frazione Costa sorgono la chiesa e il campanile di San Gervasio. Il campanile risale al IX secolo ed è fra i più antichi monumenti del Pinerolese. È quanto rimane di una chiesa eretta dai primi cristiani in quel luogo appartato e sicuro. È quadrato, di forme romaniche semplicissime, aperto alla sommità da quattro monofore ad arco, in corrispondenza della cella campanaria. Lo sormonta una cuspide triangolare elegante e proporzionata. Testimonianze orali raccontano che la cuspide è ottocentesca, ed ha sostituito l’antica copertura, simile a quella della torre di San Giacomo, andata perduta.
Su di una parete il campanile conserva i resti di un affresco quattrocentesco, raffigurante l’assunzione della Vergine e attribuibile al maestro di Cercenasco. La Madonna, circondata da angeli, è contemplata da due belle figure di sante inginocchiate. Anche se il tempo ha in gran parte rovinato l’affresco, è possibile ammirare la delicata espressività dei volti, la ricercatezza e la cura degli abiti e delle acconciature che ne fanno un interessante esempio della cultura figurativa quattrocentesca. Alla base del dipinto c’è una lastra in pietra sulla quale, secondo il ricordo degli abitanti della borgata, erano appoggiati i morti prima della sepoltura.
Sul muro che ospita l’affresco è presente l’impronta di una volta a crociera; ciò fa supporre che la bella Assunzione si trovasse all’interno della cappella originaria, demolita nell’700 e sostituita dalla nuova costruzione, la chiesa di San Gervasio che fronteggia il campanile.
L’esterno è semplicissimo: la porta, di modeste dimensioni è sormontata da un occhio quadrilobato; la facciata è chiusa da un timpano triangolare ornato da una lineare cornice. L‘interno è scandito da lesene che suddividono l’unica navata in tre campate. Fra la seconda e la terza, un arco ribassato segna il punto in cui probabilmente era posto l’antico altare. Al di sopra dell’altare è collocata una bella tela firmata dal Bellotti e datata 1760, che raffigura la Madonna col Bambino venerata da San Biagio e dai Santi Gervasio e Protasio, martiri protocristiani. Il gruppo ha un’impostazione piramidale resa morbida dagli atteggiamenti dei personaggi e dai drappeggi degli abiti. Al centro del dipinto, in basso, si apre un delicato e armonioso paesaggio agreste. Affiancano l’altare due statue lignee dei santi Gervasio e Protasio, abbigliati da soldati romani, probabilmente di epoca secentesca. Purtroppo le statue sono state pesantemente ridipinte. Sulla parete destra è esposto un frammento di affresco proveniente dalla chiesa abbattuta rappresenta una Madonna dolce ed espressiva di epoca rinascimentale. A fianco della chiesa si apre il cimitero, ritenuto fra i più antichi del Piemonte. In questo lungo giunge la Strada dei morti, singolare percorso che nel passato avrebbe collegato la Val Susa al cimitero.
Per questo sentiero - secondo la leggenda, poiché non esistono fonti documentarie - venivano trasportati i morti cristiani della Val Susa. I motivi di questo disagevole trasporto non sono chiari, possono forse essere ricondotti al legame che c’era fra il territorio cumianese e la val Susa. Il signore longobardo Teutcario aveva, infatti, donato al monastero della Novalesa le terre cumianesi e al cimitero di San Gervasio potrebbero essere state trasportate le salme dei monaci per avere una degna sepoltura. Questa ipotesi storica, suggerita da Priolo e Avondo in “Leggende e tradizioni del Pinerolese”, Pinerolo 1998, potrebbe affiancarsi a quella folcloristica, che collega questa Strada dei morti alle tradizioni di molte vallate montane. Il sentiero, nel tratto cumianese, si snoda a partire dalla Colletta attraverso le località dei Bianchi, dei Canali Alti, dei Burdini, dei Canali Bassi, della Cioccheria, dei Gonteri, degli Oreglia, dei Castelli della Costa per concludersi, appunto, a San Gervasio. L’itinerario si sviluppa a mezzacosta e sembra ricalcare un tracciato utilizzato in tempi antichissimi ad esempio per la transumanza delle greggi.





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