Comune di Cumiana - Provincia di Torino - Piemonte

mercoledì 12 dicembre 2018

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GUIDA TURISTICA

LA CHIESA DI S. GIOVANNI BATTISTA DELLA COSTA

La chiesa di S. Giovanni Battista, parrocchia della Costa di Cumiana fino al 1986, fu fondata nel 1338 da Guido Canalis, vescovo di Torino e zio di Termignone Canalis, signore di Cumiana dal 1366.
I conti Canalis sono i committenti dei principali arredi e delle pregiate tele che la chiesa contiene. Di essi l’edificio conserva anche le salme come testimonia l’iscrizione marmorea ai piedi dell’altare maggiore.
La chiesa, di elegante architettura, è di modeste dimensioni e di struttura regolare.
La facciata, di costruzione recente, è lineare, interamente dipinta a trompe l’oeil”, in modo da apparire divisa in cinque parti per mezzo di quattro lesene a capitello corinzio. Fra le lesene sono dipinte due nicchie contenenti l’una la Madonna col Bambino, l’altra San Giuseppe. Un restauro delle decorazioni è stato effettuato nel 1994. Il portone di ingresso è sormontato da un occhio trilobato alla cui sommità si affaccia un bassorilievo raffigurante la testa mozzata di San Giovanni. Chiudono la facciata due lesene angolari ai lati e un timpano triangolare ospitante la statua del santo.
L’interno, a una sola navata con volta a botte e quattro ampie cappelle simmetriche, è il risultato di successivi restauri, il primo dei quali, nel 1627, è una vera e propria ricostruzione.
Nella navata centrale, fra le due cappelle di destra, c’è una tela di difficile lettura e piuttosto rovinata. Rappresenta con forte realismo San Gerolamo, ne svela il corpo macilento e nodoso, su uno sfondo cupo col quale la figura si confonde.
L’opera è probabilmente una copia secentesca del San Gerolamo di Giuseppe de Ribera, detto lo Spagnoletto. Di fronte al San Gerolamo, fra le due cappelle di sinistra, c’è una luminosa tela settecentesca che rappresenta la flagellazione.
Nella cappella dedicata a San Carlo Borromeo, la prima a sinistra, è collocata una bella pala. raffigurante il santo e l’Immacolata Concezione, di Pier Francesco Guala, pittore settecentesco originario di Casale e attivo, oltre che in Piemonte, in Liguria, Lombardia, Toscana, Emilia. Nella composizione, a fondo scuro, si stagliano le figure dai colori decisi del santo, con l’ampio mantello rosso, e dell’Immacolata, vestita dì un blu intenso e posta su di un trono di nuvole. Intorno sono disposti paffuti visi d’angelo, motivo ricorrente dell’autore. L’aspetto semplice e le fattezze di gente comune delle due figure principali indicano la ricerca di realtà da parte dell’autore, unita peraltro ad una scelta compositiva che esalta la teatralità dei gesti.
La seconda delle cappelle laterali, a sinistra, è dedicata al Sacro Cuore di Gesù, ma in origine portava il nome di Santa Croce. Sull’altare, marmoreo, si trova una cornice a stucco, con raffigurati gli strumenti della passione di Cristo e dei puttini ben scolpiti. Nel Settecento l’altare era sormontato da una bella tela raffigurante la crocifissione, ricordata fino alla metà dell’Ottocento, e poi scomparsa. Il suo posto è ora occupato da una statua dei primi del Novecento pertinente alla nuova intitolazione della cappella.
Sulle pareti laterali sono collocate, una di fronte all’altra, due pregevoli tele di Sebastiano Taricco, attivo nella seconda metà del Seicento nel Piemonte occidentale. A destra è rappresentata la Maddalena che lava i piedi di Cristo. Il centro della tela è costituito da una tavola imbandita; dietro, due discepoli parlano fra loro, sullo sfondo elementi architettonici e altre figure: in primo piano, ai due lati Gesù e Maddalena. La costruzione è ricca di movimento, di prospettiva, così come la tela
di sinistra, che rappresenta Gesù servito dagli angeli. Il viso e l’espressione del Cristo sono le stesse del quadro precedente; le figure angeliche, di cui una, singolarmente, con le ali nere, si affollano in atteggiamenti morbidi e dinamici intorno al tavolo del Cristo.
Nelle cappelle di destra, dedicate rispettivamente a Sant’Anna e al Santo Rosario, sono ospitati due dipinti più recenti non più legati alla committenza dei conti Canalis. Sono opera di un pittore locale, Michele Maletti, la cui fama non supera i confini cumianesi. Nel quadro della cappella di S. Anna la famiglia della Madonna è inserita in un ambiente di carattere ottocentesco: gli arredi, gli oggetti e persino la pettinatura di Maria bambina sono tipici di quell’epoca. Mediocre è anche il secondo quadro: una Madonna col Bambino che porge il rosario a San Domenico: nella tela sono rappresentati anche senza un ordine compositivo, altri santi e altri personaggi.
Si accede al presbiterio tramite due sinuosi gradini, che seguono le morbide curve della balaustra marmorea; fra le due ali della balaustra sul pavimento, è posta la lastra che copre la tomba dei conti Canalis, datata 1662.
La divisione fra il presbiterio e il coro è data solo dall’altare, in marmo, a forma di urna, risalente alla seconda metà del ‘700. Ai lati del presbiterio si aprono la sacrestia e, l’una di fronte all’altra, due “absidi” per i fedeli. In quella di sinistra, in apposite nicchie, sono collocate due belle statue lignee, volute nel ‘700 dai parrocchiani appartenenti alle confraternite del Santo Rosario e di Sant’Anna.
A destra si trova la statua della Madonna del Rosario, opera di Giuseppe Plura, scultore ticinese attivo in Piemonte; la figura della Vergine è plasticamente sviluppata, pur conservando una certa staticità e si appoggia su un basamento costituito da una testa d’angelo.
La statua di Sant’Anna, a sinistra, è una bella e delicata opera di Stefano Clemente, la seconda personalità di rilievo della scultura piemontese del ‘700 rappresenta la santa in gesto di affettuosa cura nei confronti di Maria giovinetta. Le figure sono modellate con grazia e semplicità e il momento raffigurato, l’insegnamento della madre verso la figlia, è particolarmente adatto a suscitare confronti e collegamenti fra il mondo divino e la quotidianità del popolo.
Il coro di forma semicircolare, restaurato nel 1775 e nel 1783, è illuminato da tre finestre che danno luce anche al presbiterio. Nel coro trovano posto cinque grandi tele. Due sono opera del Taricco, autore anche di quelle contenute nella cappella del Sacro Cuore. Raffigurano entrambe il profeta Elia mentre riceve la chiamata di un angelo. Il personaggio biblico rivela in viso lo stupore e il timore improvviso; in uno dei due quadri l’angelo è una figura slanciata e movimentata nel suo manto rosso fiammante, indica con una mano la brocca e con l’altra il cielo, in un gesto fluido e teatrale. Nel secondo quadro l’angelo è una figura confusa fra le nuvole e le sfumature tenebrose dello sfondo.
Le tre tele collocate accanto ai profeti del Taricco risalgono al ‘700 e sono di difficile attribuzione. Raffigurano rispettivamente Re Davide, il Battesimo di Cristo e, ancora, il profeta Elia.





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