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mercoledì 12 dicembre 2018

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GUIDA TURISTICA

LA CONFRATERNITA DEI SANTI ROCCO E SEBASTIANO

La chiesa della Confraternita dei Santi Rocco e Sebastiano è sita di fronte alla Parrocchia di Santa Maria della Motta, in posizione speculare e ben elevata sul borgo circostante. Davanti, un piazzale coperto di pietre vive dette “Sterni”.

La Confraternita muove i primi passi un ventennio dopo la grande peste del 1630. Come tante altre nel pinerolese, non doveva all’origine possedere una chiesa ampia: bastava una cappella con coretto per officiare: un piccolo oratorio, in definitiva. È nel 1680 che si pensò di costruire una “Casa Nuova”. A mano a mano che la Confraternita si irrobustiva per via di un sempre crescente numero di confratelli e consorelle si sentì la necessità di avere a disposizione una chiesa più comoda. Nel 1702 si incarica un certo “Falconetto ingegniere” per il disegno della nuova chiesa. Lo si paga 16 lire. Tuttavia, per motivi che ci sfuggono, non si riesce ad attuare il desiderato progetto. Migliori possibilità di realizzazione si avranno dopo il primo decennio del Settecento, all’interno di un nuovo fervore costruttivo. E così, nel 1717 si passa la mano per i disegni a Carlo Antonio Castelli. Dotato di buon intuito tecnico - artistico, senza raggiungere alte capacità di progettazione, pianifica il sistema costruttivo secondo collaudati canoni a volte guariniani, a volte juvarriani, ecc.
La sua opera non indegna, anzi quasi sempre di buon livello e sparsa un po’ dappertutto nella zona, può essere scambiata per opera minore di grandi progettisti. L’esecuzione dei progetti è spesso affidata a capimastri di provata capacità, designati nei documenti sotto il generico nome di “Luganesi”. Essi sono quasi sempre aiutati da capimastri locali, che si prestano a portare a termine i lavori quando i “Luganesi” sono chiamati urgentemente altrove. Il Castelli presenta il disegno del coro nuovo, da costruire al posto di quello antico. Esso viene realizzato dai capimastri luganesi Antonio Moriggia e Pietro Morganti durante il 1718, dopo che al termine del 1717 avevano demolito la vecchia costruzione. Il Castelli lo collauda il 12 aprile 1719. Immediatamente, dopo 18 maggio del 1719, i confratelli stipulano una seconda capitolazione con “Mastro Battista e Steffano fratelli Bottani luganesi habitanti nella città di Pinerolo et il signor Andrea Rosso anche luganese” per la costruzione di quello che i documenti nominano come il “Sancta Sanctorum”, ma che si deve intendere dalle misure, come l’intero corpo della chiesa. I lavori vengono eseguiti durante l’anno e portati a termine, come stabilito nella convenzione, per la fine di agosto del 1719. Il Castelli procede alla misura dei “Travaglij, fatti attorno alla chiesa” il 29 ottobre dello stesso anno e collauda. In seguito si attueranno i necessari lavori di rifinitura. E così il 16febbraio 1746 il pittore Giovanni Battista Vianelli è pagato 70 lire per la pittura della chiesa, per il “ristoramento del quadro (ora scomparso) e cornice e pitura del altare”. Nel 1760 i confratelli dirigenti pensavano nuovamente ad abbellire la loro chiesa, deliberando il 14 settembre di far collocare una balaustra di marmo avanti l’altare maggiore. Un documento del tagliapietre Pietro Andretti riporta le qualità dei marmi usati. Altro elemento importante, la costruzione dell’organo all’inizio dell’Ottocento (1818) ad opera del Collino, un organaro che lavorò molto anche nella zona sud della capitale subalpina.
La Chiesa della Confraternita di S. Rocco e Sebastiano sviluppa una pianta a “cellule spaziali concatenate, avvolte da pareti curve”. È infatti schematicamente costituita dalla navata ellittica disposta longitudinalmente, che viene collegata al coro a ellisse trasversale tramite uno spazio molto schiacciato delimitato in alto da una volta toroidale. Il primo ellisse, che costituisce l’ambiente più ampio, è suddiviso mediante otto pilastri sormontati da archi.
L’interesse fra i pilastri che delimitano l’entrata principale ed il presbiterio è maggiore degli altri sei restanti; inoltre l’imposta dei due archi sostenuti da quei pilastri è situata ad una quota più elevata degli altri. Dando così all’insieme un più ampio, respiro e permettendo l’inserimento dell’organo in corrispondenza dell’entrata. I due archi situati alla soglia del presbiterio sono murati: queste nude pareti fanno da sfondo ai due confessionali lignei, sormontati l’uno dal pulpito e l’altro da una teca contenente una statua di San Giuseppe. I rimanenti quattro archi si aprono sulle simmetriche ali laterali, suddivise ciascuna in sei spazi coperti da piccole volte a vela. Al centro della parete di fondo delle due ali, sono posti gli altari in onore dei Santi Elisabetta e Antonio, protettori dei confratelli. Tornando nella parte centrale della chiesa e rivolgendo lo sguardo si potrà cogliere l’insieme della cupola che riporta un ricorrente motivo guariniano: “quello degli archi incrociati a creare motivi stellati”. Dando le spalle alla porta centrale e dirigendo lo sguardo in avanti si incontreranno due archi tra loro paralleli che delimitano lo spazio del presbiterio, che viene diviso dalla navata centrale mediante un rialzo a gradini ed una balaustra. Un bell’altare marmoreo adorna il presbiterio, reso maestoso dalla presenza di un baldacchino risalente a fine Ottocento. Per completare questa visita architettonica all’interno della chiesa, non rimane che la zona del coro. Essa è “sovrastata da un elissoide, e come nella navata centrale assume lateralmente forma semicircolare”. Questo spazio è caratterizzato dalla presenza di un elegante struttura lignea a banchi, con bei pannelli scolpiti, preceduta da una piccola e leggera balaustra in legno. Il tutto è coronato da una nicchia, chiusa da un vetro contenente una statua e dal sottostante baldacchino. Al centro dello spazio ellittico troneggia un importante leggio, con pannelli che ricordano quelli degli scranni. Nel coro della Confraternita la statua di San Rocco domina ancora da una nicchia sottolineata da una corniciatura architettonica di imponenza paesana.
Un’anta vetrata chiude la nicchia, i suoi vetri antichi e irregolari rendono meno visibile la retrostante scultura. Il Santo appare a grandezza naturale e colorato, con tutti gli “emblemi” ed “attributi” previsti dal contratto: il cane con il pane, il bordone, la pellegrina con le conchiglie, la piaga. L’esterno della Confraternita è caratterizzato dalla facciata a due piani sovrapposti, che pur non apportando novità di rilievo nel panorama architettonico del suo tempo, non è certo priva di una sobria eleganza. L’insieme si riallaccia palesemente alle tematiche guariniane come “il fondamentale motivo accentratore del corpo cilindrico emergente”
Recentemente (1997 si è costituito a Cumiana un comitato per la salvaguardia e il recupero della Confraternita. Nel 1998 grazie a questo comitato è stato possibile realizzare l’impianto elettrico.






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